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La cartografia geochimica indispensabile nel mondo. Ma non in Italia

Martedì, 09 Dicembre 2014 00:00

di Benedetto De Vivo* - Pubblicato da USI Ricerca (visualizza articolo originale)

Le prime organiche applicazioni della geochimica centrate sul problema del reperimento di risorse minerali nascono ad opera di scienziati russi negli anni ‘30. Poi nel mondo occidentale, dopo gli anni ‘50 si é avuto un crescente ed esplosivo sviluppo dell'esplorazione geochimica, che raggiunse il culmine negli anni ‘70, quando la crisi petrolifera stimolò grosse iniziative per il ritrovamento di mineralizzazioni uranifere. Solo in anni più recenti si sono avuti contributi che hanno portato a un rapido sviluppo e all'espansione dell'interesse per la geochimica verso le questioni ambientali.

 

La necessità della conoscenza del territorio finalizzata prima al reperimento di risorse minerali e poi alle tematiche ambientali ha portato tutti i Paesi sviluppati alla produzione di una cartografia geochimica come strumento di conoscenza di base indispensabile per molteplici fini applicativi. Questo ha portato alla nascita del progetto globale The International Geochemical Mapping (IGM) Project accettato dall'UNESCO/IUGS nel 1988 e poi gestito dall'International Geological Correlation Program (noto come IGCP 259). L’Italia - come Paese - é rimasta purtroppo sostanzialmente estranea a queste iniziative se non per la partecipazione di un Gruppo di Ricercatori delle Università di Napoli Federico II, Bologna, Cagliari e del Sannio.

In questo ambito, il Gruppo Italiano - senza disponibilità di risorse pubbliche - ha partecipato alle attività sfociate nella compilazione degli Atlanti Europei FOREGS (dal 2000 al 2006) e GEMAS (Cartografia Geochimica dei Suoli Agricoli) (dal 2007 al 2012). In cascata alla partecipazione ai Progetti IGCP259, FOREGS e GEMAS, il gruppo di ricerca della Federico II e del Sannio ha compilato gli Atlanti Geochimici della Regione Campania, della Basilicata e delle aree urbane Campane (compresi gli Atlanti del SIN del Litorale Domizio-Flegreo e Agro Aversano - vale a dire della Terra dei Fuochi, e del territorio Vesuviano).

Ai fini delle applicazioni ambientali (vedi L. 152/2006) é fondamentale la conoscenza dei valori geochimici background e baseline (per background si intende la concentrazione naturale degli elementi nelle matrici ambientali, mentre per baseline si intende la concentrazione misurata attualmente in un determinato sito, ivi compresa la presenza di elementi di origine antropica). La conoscenza a livello nazionale di tali valori é indispensabile per dare risposta a problemi di carattere minerario e/o ambientale che riguardano l'agricoltura, le risorse idriche, lo smaltimento dei rifiuti, la salute animale e umana.

Proprio la vicenda della Terra dei Fuochi ha fatto venire alla ribalta questa drammatica necessità. Così come per il problema frane, terremoti e altre calamità naturali, perché l'Italia non provvede a produrre un tale indispensabile strumento conoscitivo e quindi preventivo del territorio, mettendosi al passo con i più avanzati Paesi Europei? Costa troppo?

Non é assolutamente così. Lo dimostra quanto fatto dal mio gruppo di ricerca che, con una spesa di circa € 200.000, ha prodotto l’Atlante Geochimico dei suoli agricoli dell'intera Regione Campania, e dei relativi valori background e baseline, nell'ambito del PON-Enerbiochem, con la raccolta di 4.000 campioni di suoli in 8 mesi (con le analisi e relativa cartografia per 53 elementi inorganici, fra i quali i 15 metalli e metalloidi previsti nella L. 152/2006) (oltre alla sopra menzionata cartografia geochimica a livello locale). Adesso stiamo campionando di nuovo, per un numero più ridotto di campioni di suoli, l'intera Regione Campania, per la determinazione dei valori baseline di composti organici quali IPA, PCB e Pesticidi (per i quali non si può parlare di valori background), le cui analisi effettueremo gratuitamente nell'ambito di un accordo culturale con una prestigiosa Università della Cina.

Alla luce di quanto sopra, mentre scrivevo questo articolo mi è giunta notizia che il Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare (MATTM) e la Regione Campania, nell'ambito di un Accordo di Programma "Per la realizzazione degli interventi di verifica, di messa in sicurezza d'emergenza, caratterizzazione e bonifica delle aree ricadenti nell'ex Sito di Interesse Nazionale - Aree del Litorale Vesuviano" hanno finanziato, tra vari progetti per un totale di € 5.712.727, l’ARPAC per la determinazione dei valori background per le aree di Terzigno, Ercolano e la fascia litoranea Torre Annunziata-Castellammare di Stabia per la strabiliante somma di € 1.220.000. Il tutto per prelevare un totale di 120 campioni di suoli superficiali e 40 campioni di acque di falda attraverso piezometri. Il costo unitario é veramente stratosferico (si aggira intorno a circa 10.000 € per campione analizzato!).

In parole povere, un puro spreco di denaro pubblico. In particolare l'enormità dell'intervento di € 1.220.000 per la determinazione dei valori background (ma qualcuno al MATTM, alla Regione Campania, o all'ARPAC sa cosa é un campione background rispetto ad uno baseline?) dell'area Vesuviana non può che suscitare un moto di indignazione a fronte del fatto che detti valori sono stati già determinati dal mio gruppo di ricerca sulla base di campionature di oltre 1.500 campioni di suoli di Napoli e provincia (di cui ben 376 ricadenti proprio nell'area Vesuviana). E tutti questi dati sono già stati pubblicati, fra il 2004 e il 2008, sia su riviste internazionali che a livello nazionale (sotto forma di Atlanti Geochimico-Ambientali, in aggiunta a quello Regionale - in stampa - con 4.000 campioni di suoli).

Purtroppo tutti questi dati hanno il gravissimo difetto di essere gratuiti e a disposizione dei cittadini ... insomma non c'è trippa per i gatti! Non c'è alcuna motivazione tecnica per questo sperpero di denaro pubblico, o meglio la motivazione é ben precisa se va nella direzione di dovere elargire fondi ad uno dei tanti carrozzoni pubblici gestiti attraverso nomine politiche.

Il governo Renzi dia un segnale eliminando carrozzoni pubblici di Ricerca e Servizio, retti per lo più da Dirigenti, di cui sono ben note le appartenenze politiche, ma molto meno le competenze scientifiche. In questo contesto non possono che essere fatte scelte clientelari, a scapito di eccellenti e del sistema Italia, soprattutto determinando quella "corruzione" dei giovani, che vengono formati a non cercare il merito ma piuttosto il gruppo "politico" vincente che li protegga.

Lo dicevano, prima di me, Gaetano Salvemini nel 1908 e Benedetto Croce nel 1910, intellettuali di ben altra caratura rispetto alla mia. Lo dico io di nuovo nel 2014, perché purtroppo in più di 100 anni ben poco é cambiato.

 

* Professore Ordinario in Geochimica Ambientale presso l'Università di Napoli Federico II e Adjunct prof. presso Virginia Tech, Blacksburg, VA, USA


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