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16 gennaio 2016 - Mobilitazione contro la guerra In evidenza

Sabato, 02 Gennaio 2016 17:02

Roma: 12 gennaio assemblea all'università; il 16 gennaio corteo da piazza Esquilino;
Milano: 16 gennaio corteo da piazza S. Babila.

 

L'appello del comitato promotore romano della mobilitazione del 16 gennaio.

Il 16 gennaio di venticinque anni fa, l'inizio dei bombardamenti statunitensi sull'Iraq nella prima guerra del Golfo, segnava l'inizio della guerra permanente che oggi sta trascinando il mondo in una pericolosa escalation. Siria, Iraq, Kurdistan, Libia, Palestina, Ucraina sono i teatri al momento più gravi ma tensioni e conflitti si addensano anche in altre aree del pianeta.

Le potenze aderenti alla Nato e le petromonarchie del Golfo in questi trenta anni hanno creato, finanziato, sostenuto e utilizzato gruppi terroristici in vari paesi per destabilizzare, dividere, terrorizzare.
Oggi li utilizzano come pretesto per continuare la loro opera devastatrice.

C'è un legame tra la grande crisi economica e la guerra? Si ed è ormai evidente a molti. Per questo la guerra ha molte facce e molti fronti, inclusi quelli che stanno portando allo stato d'emergenza e alla restrizione della democrazia in molti paesi.

C'è un legame tra la guerra e l'eliminazione dei diritti sociali conquistati? Si perché i governi dell'Unione Europea hanno deciso senza battere ciglio che le spese militari e per la sicurezza potevano essere aumentate mentre quelle per la sanità, il lavoro, la scuola, le abitazioni continuano ad essere tagliate.

L'Italia è coinvolta dalla guerra? Si anche se pochi se ne accorgono.
L'invio di 450 militari italiani in Iraq, l'ultimatum dato alle fazioni che si contendono la Libia o il boom della vendita di armi italiane all'Arabia Saudita, al Kuwait e ad altri paesi lo confermano.

La Nato, gli Stati Uniti e l'Unione Europea rendono subalterni i singoli governi e molto spesso ci troviamo coinvolti nelle guerre ancora prima di essersene accorti.

Il 16 gennaio scenderemo in piazza per dire basta con la guerra.
Perchè le guerre le fanno i governi ma la gente che muore è sempre la nostra gente, qui e negli altri paesi.

Scendiamo in piazza perché sosteniamo ogni resistenza contro la guerra, perché vogliamo uscire dalla Nato, perché siamo contrari alla guerra contro i poveri e i migranti, perché riteniamo che l'unica guerra che si deve combattere è la guerra contro la miseria.


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