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Un soggetto alternativo al Pd? Andare oltre l’Altra Europa

Mercoledì, 03 Dicembre 2014 00:00

di Antonio Ingroia pubblicato su L'ultima Ribattuta e su Azione Civile il 3/12/2014

C’è un pezzo d’Italia, ogni giorno più grande, che si sente orfano di rappresentanza politica. E’ quel pezzo d’Italia che una volta si definiva popolo della sinistra e che ora invece non si riconosce in alcun partito, tanto che se domani ci fossero le elezioni probabilmente non andrebbe a votare.

E’ quel pezzo d’Italia, per certi versi rassegnato, che magari all’inizio ha creduto in Renzi e nella sua promessa di rinnovamento ma che adesso, dopo aver visto la vera faccia della rottamazione, si sente tradito dal neoliberismo spacciato per riformismo, dal patto del Nazareno, da una riforma del lavoro fatta contro i lavoratori e, più in generale, da un’impostazione che col mondo della sinistra ha poco o nulla in comune. E’ anche quel pezzo d’Italia che magari ha pensato davvero che il Movimento 5 Stelle potesse essere la nuova frontiera della politica dal basso, partecipata, salvo ricredersi davanti alla deriva da Santa Inquisizione imposta da Grillo e Casaleggio.

A questo pezzo di Paese stanco, ormai consegnatosi all’astensionismo, va fatta un’offerta politica nuova, che sia capace di riconquistarne la fiducia, di recuperarne l’impegno e la partecipazione, di dare nuovo entusiasmo. Lo si può fare partendo dall’esperienza de L’altra Europa con Tsipras ma andando oltre quell’esperienza, per costruire una forza di governo, alternativa al Pd, che sappia farsi interprete del grande disagio che attraversa il Paese come hanno saputo fare, sia pure con ovvie differenze, Syriza in Grecia e Podemos in Spagna. La domanda c’è, si tratta di intercettarla con una proposta forte, unitaria, convincente. Ma bisogna fare presto, perché siamo colpevolmente in ritardo: Syrizia e Podemos sono ormai i primi partiti nei loro Paesi e guardano alle prossime elezioni per vincerle, forti di sondaggi che li danno rispettivamente a ridosso del 26% e del 28%, in Italia invece siamo ancora fermi agli Stati generali. E così mentre a sinistra il cantiere non si chiude mai, bloccato da discussioni eterne, a raccogliere la rabbia, il disagio e la stanchezza di chi ha perso il lavoro, di chi non ce la fa ad arrivare a fine mese, di chi deve subire l’austerità dell’Europa e i tagli lineari dei governi, è la nuova destra di Salvini, quella che guarda a Casa Pound e si ispira e al Front National di Marine Le Pen. Insomma, non c’è più tempo. E’ arrivato il momento di dare vita a un nuovo soggetto politico immediatamente riconoscibile per forma e contenuti, che sia popolare, aperto, non identitario e che vada a riempire il vuoto enorme creatosi con lo slittamento del Pd sempre più lontano dalle sue radici. Un soggetto alternativo al Pd, da costruire partendo dall’opposizione sociale e democratica, dal milione di lavoratori scesi in piazza con la Cgil, dai tantissimi che hanno aderito, ovunque, allo sciopero sociale, dai movimenti No Tav, dalla protesta degli studenti e dei precari. Serve un atto di coraggio, da parte di tutti, anche sciogliendo le varie sigle per costruire qualcosa di realmente nuovo. Azione Civile è pronta a farlo, è scritto nel nostro statuto, ora si tratta di capire chi altro ci sta e chi no. Senza ambiguità. Lo vedremo all’assemblea costituente che si terrà il prossimo gennaio, momento fondamentale e che mi auguro sia determinante per fare chiarezza, penso per esempio a quello che vorranno fare Sel e la minoranza Pd. Ciò detto, ci sono alcune cose da cui non si può prescindere se si vuole essere credibili, se non si vuole rimbalzare contro il muro dello scetticismo. Bisogna tornare tra la gente dimostrando di conoscere i loro problemi, presentandosi con proposte chiare, semplici e concrete per risolverli. Bisogna andare nelle fabbriche che chiudono, dove i lavoratori lottano per non perdere il posto, sostenendoli nella loro battaglia. Bisogna essere presenti nei territori, soprattutto laddove la crisi ha scavato più a fondo, accanto alle famiglie in difficoltà, ai disoccupati, ai pensionati, ai precari. Bisogna informare, spiegando che le politiche di austerità imposte dall’Europa sono il problema e non possono mai essere la soluzione. Bisogna stare accanto a chiunque lotta contro le mafie e la corruzione della classe dirigente del nostro paese. Bisogna convincere i rassegnati che mobilitandosi è possibile cambiare le cose, perché la politica può essere buona politica, una politica di servizio e non di potere. Qualunque cosa si voglia costruire, si deve partire da qui. Siamo davanti a una grande opportunità, sprecarla tra divisioni, immobilismo o personalismi sarebbe davvero imperdonabile.


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