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Elezioni regionali in Francia. Quale lezione per la Nuova Sinistra italiana.

Lunedì, 07 Dicembre 2015 14:36

di Bruno Ceccarelli

All’indomani dei risultati del primo turno delle elezioni regionali francesi, i commenti della destra nel nostro paese, a partire da Salvini, sono scoppiettanti. A sinistra si avverte un mutismo che denota disorientamento e la presa di distanza dall’avvenimento. A loro volta i media, in sintesi e con analisi spicciola, avvertono che l’Isis spinge a destra la Francia e l’Europa.

Il problema è politicamente serio, non possiamo permetterci di sottovalutare qualcosa che è molto più di un segnale. Viene portata alla massima evidenza la incapacità (direi impossibilità) di una cultura – pure bagnata da elementi di democrazia – che è zerbino del modello economico che il capitalismo finanziarizzato ha imposto.

Gli effetti non sono la causa. La predazione del pianeta e la quasi dichiarata irreversibilità della corsa al disastro-suicidio climatico, la terza guerra mondiale combattuta per procura, nei diversi scacchieri geografici, il dramma delle migrazioni che ne sono uno degli effetti collaterali, la apparente difficoltà di far fronte alle sfide dell’economia e al conseguente impoverimento delle popolazioni, a partire dalle cosiddette periferie delle nostre città, e infine la impossibilità ad offrire servizi di qualità (sanità, trasporti, scuola, raccolta rifiuti, ecc.), che in anni recenti avevamo cominciato ad “assaporare”, non sono il risultato dell’Isis. Da qualche decennio si sta stravolgendo la nostra democrazia, che va mostrando i suoi limiti e la sua debolezza anche culturale. Per questo, non da oggi, penso alla esigenza che questa “disciplina” debba essere materia di insegnamento scolastico.

Da qualche decennio la trasformazione dell’economia della predazione e della rapina (quante nuove categorie economiche sono state inventate dalla finanza) ha costretto i lavoratori a giganteschi passi indietro sul piano dei diritti, ha fatto diventare endemica la presenza di un altissimo numero di non occupati, ha eliminate la speranza di futuro alle nuove generazioni, ha accresciuto le contraddizioni attraverso giganteschi spostamenti di popolazioni del tutto non omogenee per etnie, provenienze e religioni.
Alla finanza padrona assoluta delle scelte politiche che vanno facendo i diversi paesi (la politica, in questi tempi, è il loro zerbino) tutto ciò va più che bene. Se la ricchezza si concentra, a livello nazionale e mondiale, in mano a ceti sempre più ristretti, è naturale che per campare, i media e pezzi di vecchie classi sociali, si organizzino nel trasformare se stessi in nuovi cortigiani del potere e al tempo stesso si prestino convintamente a seminare la nuova cultura che ci difende dagli altri:l’egoismo individuale e il disprezzo per gli altri.
Questa situazione finisce, gradualmente, con lo scacciare, dai circuiti della società civile, masse sempre più numerose. I suicidi e gli “impazzimenti” individuali che non di rado accadono (seminando morte) sono solo la punta dell’iceberg. La saldatura con il fanatismo irrazionale e il terrorismo pare diventare del tutto logico.
E’ possibile invertire questa situazione? Non è certamente cosa semplice e tuttavia se l’analisi politica mantiene separate le vicende sopra descritte, il timore che le difficoltà aumentino - e non di poco - è ragionevole.
Quale lezione se ne deve trarre da parte di quanti, spero generosamente, si adoperano in questa difficile fase della storia del nostro paese (ma non solo) per ricostruire su un terreno nuovo e anche inedito un nuovo partito di Sinistra?
La primissima risposta sta nel cancellare ogni minima comprensione verso quella dirigenza che abituatasi ad un minoritarsmo pluridecennale, che in ogni caso, gli ha assicurato il galleggiamento, oggi manifesta titubanze, attendismi o proposte di alleanze che sono fuorvianti e non propedeutiche, ma che invece potrebbero essere un ragionamento politico, successivo alla realizzazione del nuovo soggetto politico.
La seconda risposta è quella della consapevolezza. Una nuova Sinistra non può avere l’orizzonte di domare la fiera rappresentata da questo modello economico. Deve porsi con intelligenza e pazienza la esigenza di individuare, sia dal punto di vista del miglioramento delle qualità delle funzioni Istituzionali (leggi organizzazione istituzionale e sburocratizzazione) . e dal punto di vista del lavoro e della produzione un nuovo modello macro economico che sia appropriato al paese, all’Europa e ai suoi abitanti.
La riflessione parta dal dato che siamo la generazione che per la prima volta nella storia dell’umanità è in grado, con la tecnologia e la conoscenza, di produrre il necessario e far lavorare tutti. Limiti alla predazione individuale o di impresa e cancellazione della funzione lavoro uguale a merce sono o dovrebbero essere i primi capisaldi di questa ricerca. E’ del resto la migliore interpretazione al significato di discontinuità e di innovazione che spesso diamo come cornice al nuovo soggetto politico.
Riprendere in mano le speranze per un futuro migliore, cancellare il significato negativo della parola periferia, garantire laicamente a tutti la, loro, libertà di religione (non attraverso reciproci divieti o reciproche incomprensioni) è, credo, il miglior modo per evitare populismi e difese irrazionali dalla paura. E’ il miglior modo per vincere la guerra con L’Isis. E’ il miglior modo, per la Sinistra, di guardare al futuro non subendolo ma concorrendo a scriverlo nel migliore dei modi.
Usciamo dalla Fortezza del “deserto dei Tartari”. La fuori non c’è il vuoto. C’è il nostro futuro che può e deve dipendere da noi.


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