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Hera il primo passo verso l'abbandono del controllo pubblico In evidenza

Mercoledì, 28 Ottobre 2015 13:51

Il 27 ottobre 2015 è stata annunciata, da parte di 16 soci della società Hera S.p.A., la cessione di 19.668.583 azioni ordinarie, pari all'1,32%, per un totale di 46 milioni di euro. I soci pattisti di Casalecchio di Reno, Castelfranco Emilia, Cesena, Copparo, Fiorano Modenese, Formigine, Gatteo, Grizzana Morandi, Maranello, Modena, Montefiorino, Ozzano dell'Emilia, Sassuolo, Savignano sul Rubicone, Trieste e Ravenna Holding hanno effettuato così il primo passo cedendo azioni e diluendo il controllo pubblico sulla società che scende così dal 53,83% al 52,51%.

La società bolognese Hera S.p.A. è governata da un patto di sindacato sottoscritto da 118 azionisti pubblici che prevedeva in origine che la quota delle azioni in mano ai soggetti pubblici sottoscrittori del patto non potesse scendere al disotto della soglia del 51%.
Questo fino a giugno scorso perché in data 23 giugno 2015 i 118 azionisti pubblici hanno sottoscritto un nuovo "Patto" il "Contratto di Sindacato di Voto e di disciplina dei trasferimenti azionari", che decorre dal 1°luglio 2015 ed è rinnovato per i prossimi tre anni. Questo nuovo Patto consente di ridurre la quota pubblica, mediante la cessione di azioni sotto la soglia del 51%, non più direttamente sul mercato ma tramite un advisor,. Nel dettaglio sono stati individuati tre periodi per diluire il controllo: nel primo i soci potranno vendere le azioni fino a scendere con la quota sindacata al 48,6%, nel secondo periodo il controllo pubblico potrà scendere fino al 45,1% e nel terzo fino al 38,6%.
Dunque questa è la risposta delle amministrazioni comunali emiliane ai cittadini che avevano votato in massa il Referendum del 2011 contro la privatizzazione dell'acqua: vendere nei prossimi tre anni il 15% delle azioni facendo cassa e lasciando il controllo nelle mani dei privati, ma in modo lento e progressivo ed inesorabile. La stessa sorte potrebbe toccare ad Acea, non una vendita brutale a Caltagirone, come voleva fare Alemanno, ma a soggetti pubblici, far diventare la Società un ente gestore per il Lazio, l'Umbria, la Toscana e poi, in modo lento e progressivo, fare cassa lasciando il controllo ai privati.
I comuni hanno bisogno di denaro fresco, strozzati come sono stati dal governo, i privati non mollano il business dell'acqua il vero oro del futuro, con buona pace della democrazia e dei beni comuni.
Il popolo dell'acqua pubblica lo ha capito, una nuova stagione di lotte è all'orizzonte perché non è bastato un voto referendario, occorre votare ed eleggere sindaci, presidenti di Regione e governi che mettano l'acqua pubblica nella loro agenda di governo, senza se senza ma.


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