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Stadio Tor di Valle. Pasticci, omissioni, forzature interpretative, utilizzo guidato delle procedure. In evidenza

Martedì, 27 Settembre 2016 16:07

di Bruno Ceccarelli 

Manca qualche mese e si rischia di constatare che malgrado siano trascorsi due anni dalla sciagurata decisione della Giunta Marino e della Assemblea Capitolina di concedere il riconoscimento del pubblico interesse per la prevista costruzione del nuovo Stadio della Roma, la vicenda non solo non si è conclusa (negativamente come doveva essere) ma si insiste.

Tutta la documentazione è stata inviata presso la Regione Lazio per ottenere una positiva formale decisione attraverso la Conferenza dei servizi

Chi scrive non appartiene, certamente, alla numerosa (quasi del tutto inutile) schiera degli opinionisti. Ne può essere annoverato tra quanti fanno giornalismo. Quello di spessore, fatto di ricerca e indagine (anche questa categoria quasi scomparsa).

 

Per chi ha fatto politica nei territori, anche attraverso l’associazionismo impegnato, si potrebbe dire che quanto accade deve essere visto con la oggettività con cui la tematica merita di essere osservata. Non trascuro il fatto che sono stato tra i primi, sin dall’inizio, a manifestare una radicale contrarietà all’operazione (articolo pubblicato su questo quotidiano on line il 25 settembre 2014: Tor di Valle, la maschera di una clamorosa bufala?)

L’approccio complessivo, che la questione merita, spero di riuscire a renderlo evidente - pure in estrema sintesi - con una metodologia che forse contiene pure un pizzico di giudizio storicistico (B.Spinoza 1632-1677) sulla fase che attraversiamo.

Partiamo dal nome: Lo Stadio. Se costruito, sarà di proprietà privata. Una convenzione, costosa, tra la proprietà e la Soc. sportiva, permetterà a questa ultima di utilizzarlo. Perché chiamarlo Stadio della Roma? Continuerebbe a chiamarsi in questo modo (è notizia di questi giorni circa un “interesse cinese”) anche nel caso di frazionamento delle quote societarie. Privati cino-americani possiederebbero nella città Eterna non solo una squadra di calcio ma anche uno Stadio denominato della Roma. Personalmente trovo la cosa spiacevole.

Ma veniamo ai fatti. L’operazione evidenzia che la politica(?) percorre strade del tutto impensabili. Non siamo al confronto democratico (i numeri) tra i favorevoli e i contrari alla proposta. Siamo alla ricerca di forme di approvazione (inedite e a mio parere in odore di illegalità) che saltano o aggirano il confronto democratico.

Infatti la delibera del dicembre 2014 del Comune di Roma, a parere di chi scrive, era già abbastanza singolare. Interpretava la legge in modo del tutto disinvolto. Considerava l’idea del raggiungimento dell’equilibrio economico finanziario dell’iniziativa non come solidità manifesta del proponente ma come strumento messo a sua disposizione di costruire – ad libitum – volumetrie ulteriori e senza alcuna connessione funzionale con l’Impianto dello Stadio.

Infatti il progetto prevedeva un Quadro A: Realizzazione dello Stadio e delle infrastrutture ad esso necessarie e un Quadro B: Altre opere con cui viene proposto un Business Park.

Omettendo (interpretazione disinvolta) che la legge specifica che: Lo studio di fattibilità non può prevedere altri tipi di intervento, salvo quelli strettamente funzionali alla fruibilità dell’impianto.

Nel frattempo la proposta di concorrere alla assegnazione delle Olimpiadi 2024, permetteva al proponente, e non solo, di effettuare comunicati trionfalistici. Lo Stadio veniva presentato come una delle opere gioiello capaci di sostenere la candidatura olimpica per la città.

Sono passati mesi e il progetto stentava ad essere definito. Nel merito presentava serie falle che venivano rilevate. Rischiava di auto decadere. La Regione Lazio, verso la quale si proponeva l’esame in Conferenza dei servizi, correttamente, manifestava perplessità circa le carenze progettuali. Per evitare l’auto decadimento si è pensato di mostrare i muscoli. La soc. proponente ha affermato che sarebbero ricorsi alla Magistratura per ottenere il risarcimento dei danni. Argomentazioni davvero inconsuete: devi presentare un progetto, non ce la fai perché tante sono le contraddizioni venute allo scoperto e minacci per rientrare dei danni, subiti. Mah!!!

Infine di recente, a fine settembre, la documentazione (il progetto definitivo) è stato inviato alla Regione. Da quel che ci è dato sapere la documentazione è stata spedita, per parti separate, ciascuna dalle rispettive Direzioni romane competenti. Questa procedura avrebbe permesso alcuni risultati: l’Assessore all’Urbanistica di Roma non ha trasmesso alcuna nota di accompagnamento ma ha solo emesso una dichiarazione “disinvolta” che argomentava che il suo ruolo era nei fatti assorbito dalla burocrazia tecnico amministrativa: < Mi dicono che la documentazione è stata analizzata e approvata dagli uffici comunali. I dirigenti mi hanno comunicato che giuridicamente e tecnicamente è tutto in ordine e quindi il dossier è stato formalmente trasmesso alla Regione Lazio per l'avvio della conferenza dei servizi. Se veramente le cose stanno così - ma io non ho visto il provvedimento - lo stadio della Roma non è più una questione comunale e del mio assessorato. Ora il procedimento dipende solo dalla Regione>. Non pochi, delusi, hanno letto, nella dichiarazione, una giustificazione (o un voler nascondere) la contrarietà, al progetto medesimo, sempre precedentemente manifestata dal neo Assessore.

Una ultimissima dichiarazione del neo Assessore (ieri in un convegno dell’associazione costruttori) fa intravedere una posizione che tende a sottovalutare la importanza dello Stadio all’interno delle problematiche urbanistiche per Roma. Una sorta di possibilismo nascosto dietro le “lentezze”della burocrazia, circa altri possibili interventi che sarebbero prioritari.

La conclusione che se ne può trarre è che nessuno dice No alla speculazione nascosta dallo stadio e che contemporaneamente la impostazione procedurale, che si persegue, intenderebbe far “schivare” le contraddizioni che la delibera, che aveva concesso l’interesse pubblico, ha fatto emergere

In particolare è lecito domandarsi se il procedimento adottato voglia evitare di tenere conto delle prescrizioni previste in delibera, che affermano in merito alle opere pubbliche da eseguire:

  1. Il mancato rispetto delle su esposte condizioni necessarie, anche solo di una, comporterà la decadenza ex tunc del pubblico interesse e dei presupposti per il rilascio degli atti di assenso di Roma Capitale…..

  2. Che tutte le prescrizioni sopra elencate devono essere riportate nella convenzione…….

  3. Lo schema di convenzione dovrà essere approvata in sede di conferenza dei servizi decisoria, previa approvazione del medesimo da parte di Roma Capitale.

Se come potrebbe verificarsi l’invio del nuovo e definitivo progetto avvenuto senza lettera di accompagno dell’Assessore, che ne certifichi la rispondenza alla deliberazione adottata, e in assenza della bozza di convenzione, possa permettere egualmente la idoneità del progetto medesimo, saremmo nella fattispecie dell’ aggiramento normativo, attraverso l’uso tecnico amministrativo della burocrazia amministrativa.

Per curiosità si ricorda che tale impostazione fu oggetto di un D.L. dell’ex Ministro Lupi nell’agosto 2014 che tentò di far entrare come soggetti attivi della pianificazione, nelle trasformazioni urbanistiche, i privati.

Su questa tematica la chiarezza diventa un obbligo! Roma non merità di essere Capitale della speculazione coperta da “briose” interpretazioni normative. La Regione Lazio non usi lo scambio politico, dopo il No alle Olimpiadi, per manifestare vicinanza ai costruttori. Sul terreno della trasparenza e della legalità è tutto sostenibile e lo riteniamo utile. Non egualmente fruttuoso è il terreno della sola convenienza politica, ove di questo si tratti, che trascuri perfino forme di speculazioni. Questo non ci pare ne possibile, ne accettabile.


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